RedBird cerca un partner per il Milan? Ecco il profilo del miliardario che potrebbe essere interessato.
Il nome che circola nei retroscena finanziari di Hollywood e della Silicon Valley, e che potrebbe cambiare per sempre il destino del club rossonero.
Quando a fine gennaio 2026 il Milan ha comunicato ufficialmente il completamento del rifinanziamento da parte di RedBird Capital Partners, estinguendo in toto il cosiddetto vendor loan originariamente concesso da Elliott Management e sostituendolo con linee di credito istituzionale strutturate da Comvest Credit Partners, la notizia è stata letta dalla stampa italiana quasi esclusivamente come una liberazione: via Elliott, finalmente RedBird da sola. Lettura corretta nei fatti, ma parziale nella sostanza.
Perché quello che il 30 gennaio 2026 si è chiuso non è soltanto un capitolo contabile. È l’apertura formale di un nuovo atto nella storia della proprietà rossonera. Gerry Cardinale — come ho già avuto modo di scrivere in queste pagine — non sta cercando di vendere il Milan. Sta cercando qualcuno con cui costruirlo. E la differenza, sul piano strategico, è abissale.
Chi è questo qualcuno? Per rispondere bisogna guardare non verso le monarchie del Golfo Persico, che sembrano ogni anno sul punto di entrare nel capitale rossonero e ogni anno rimangono dove sono. Bisogna guardare a ovest. Molto a ovest.
Il nuovo assetto dopo l’uscita di Elliott
Fino al 30 gennaio 2026, la struttura del capitale del Milan era stratificata. Al momento dell’acquisizione nell’agosto 2022, RedBird aveva costruito un’architettura finanziaria articolata su più piani: capitale di rischio proprio, un mezzanino di Ares Management e, soprattutto, il vendor loan — il prestito del venditore — concesso da Elliott, stimato in origine intorno ai 600 milioni di euro. Come ho documentato in più occasioni su questa rubrica a partire dal 2024, quel prestito era garantito dalla permanenza nel consiglio di amministrazione del Milan di Gordon Singer e Dominic Mitchell, espressione diretta del fondo Singer.
Il rifinanziamento di gennaio 2026 ha azzerato quella presenza. Singer e Mitchell si sono dimessi immediatamente dal consiglio, Comvest ha preso il posto di Elliott come creditore istituzionale, e RedBird è diventata — per la prima volta in senso pieno — l’unica padrona di casa. Le nuove linee di credito sono state strutturate con logica istituzionale a lungo termine, con ogni probabilità secondo il meccanismo PIK (Payment-In-Kind): in parole semplici, gli interessi non vengono pagati correntemente ma capitalizzati e restituiti alla scadenza, liberando così liquidità operativa nel breve periodo. Risorse necessarie per un motivo molto preciso: sostenere le spese in conto capitale del progetto stadio, che è entrato nella sua fase più delicata.
Questo cambio di struttura non è solo un fatto contabile. Segnala che RedBird ha scelto di massimizzare la flessibilità finanziaria del club in questa fase, non per prepararsi a vendere, ma per prepararsi a costruire. Con un partner a fianco.
Cardinale, il dealmaker e i suoi interlocutori preferiti
Per capire chi potrebbe entrare nel capitale del Milan, bisogna capire come ragiona Gerry Cardinale. Non come un mecenate del calcio europeo, che compra una squadra per sedere in tribuna d’onore. Ma come un ingegnere finanziario che costruisce ecosistemi attorno agli asset sportivi. Nel recente passato Cardinale ha spiegato senza giri di parole che il Milan ha bisogno di un partner capace di portare tecnologie di monetizzazione avanzata, reti di distribuzione globale dei contenuti e capitale liquido per sostenere l’infrastruttura di San Siro.
Detto ciò: chi ha queste tre cose insieme? Chi conosce Cardinale abbastanza da fidarsi di lui, e viceversa? Chi ha la dimensione finanziaria necessaria per rilevare una quota rilevante di un club che, dopo lo stadio, potrebbe valere tra i tre e i quattro miliardi di euro?




